Fatevene una ragione

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La città è vissuta dalla gente. E’ gestita dalla gente. E’ usata dalla gente. La città è gente. Ogni volta che sento parlare della “gente” mi domando se chi ne sta parlando si rende conto di essere parte di quella moltitudine. Un grumo di pensieri, idee e azioni che per forza di cose (e per fortuna, aggiungo io) non vibrano all’unisono.

Gli argomenti ricorrenti di chi parla della “gente”, ovviamente, tendono a sottolineare principalmente gli aspetti in dissonanza con il proprio modo di essere e di agire. Sembra quasi che non si rendano conto fino in fondo di essere a loro volta la “gente” di qualcun altro.

Capita così che mi sorprenda a riflettere su come, quando sono parte della “gente” altrui, io possa contribuire a smontare questa forma mentis per la quale la “gente” fa cose che si possono solo accettare o subire senza muovere che la lingua per lamentarsi.

E allora, quando scopro un progetto bellissimo come quello di Opiemme, artista torinese che porta la poesia in strada per avvicinarla alle persone, mi si accende un lumicino di speranza.

Lo stesso lumicino che resiste al soffiare del vento dell’ignoranza quando vedo le foto di un’iniziativa di arte spontanea che ammalia, coinvolge e invita al dialogo, grazie alla passione di un sognatore come Daniele D’Antonio.

Dal canto mio, dunque, farò molta attenzione che quella fiammella non si spenga e il prossimo fine settimana avrò conferma della sua tenuta al festival letterario della Piola Libreria organizzato dall’instancabile Catia.

Incontrare questa “gente” mi fa stare bene. La “gente” è anche così, fatevene una ragione.

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